Francesco De Petra e il TT Brescia ricordano Romano Rodella

TRATTO INTEGRALMENTE DA: http://www.asttbrescia.eu/articolo.php?id=1064

Ho aspettato molto prima di scrivere questo editoriale, complici le vacanze estive ed uno stato emotivo non ideale per esprimere serenamente dei pensieri su una persona alla quale ero molto affezionato e della quale ero profondamente rispettoso: il mio fraterno amico Romano Rodella, amico, collega e compagno di tante battaglie che lo scorso 15 Agosto 2015 ci ha lasciati.

Poche righe non bastano certo per descrivere ciò che provo ed ho provato, o vissuto con lui perché i sentimenti, i momenti e gli attimi sportivi ed extrasportivi sono stati sempre intensi e profondi, degni di due amici sinceri reciprocamente. Con Romano ho giocato ad Asola per tre stagioni consecutive in serie B-1 alla fine degli anni ’90, stagioni intense che cementarono la nostra amicizia ed al termine delle quali, a seguito anche della nascita delle mie figlie, colsi lo spunto per creare qualcosa di simile vicino a casa mia, l’ A.S.T.T.Brescia, che da sempre infatti è gemellata con Asola in virtù di questa pluriennale amicizia.

Ma Romano non era solo amico mio, ma di tanti, molti gli volevano bene e lo rispettivano e lo scorso 17 Agosto 2015 centinaia di persone erano presenti nella chiesa principale di Asola, per accompagnarlo silenziosamente ed affettuosamente nel suo ultimo viaggio. Un viaggio che lui stesso con grande serenità cristiana aveva messo in preventivo non appena saputo di essere stato colpito dal male del secolo, ma al tempo stesso aveva deciso che ancora una volta non avrebbe mollato cosi facilmente, non prima di aver lottato duramente, come solo lui sapeva fare sia in campo sia fuori, nonostante la sua apparente mitezza, ma chi come me gli è stato al fianco lo sa bene che razza di combattente fosse!

Sono stato tra i primi suoi amici a sapere della sua malattia, anzi forse me ne ero accorto prima di lui nel salutarci ai Campionati Italiani 2013 di Riva del Garda dove lo vidi stranamente provato e con lo sguardo spento, una malattia che infatti il mese successivo si palesò duramente e della quale cercava di tenere il più nascosto possibile la natura per non passare da vittima; non voleva, era troppo orgoglioso per farlo e mi chiese il riserbo più assoluto, ci sentivamo spesso e nel mese di Febbraio 2014 lo andai a trovare in ospedale a Desenzano dopo la sua seconda operazione. Anche li era pacato, determinato, ma al tempo stesso molto cosciente di ciò che stava vivendo e delle possibili conseguenze. Fu un momento comunque molto toccante, io, lui e la mia ex compagna, a sorridere e a scherzare nei corridoi del nosocomio gardesano, rimembrando i vecchi tempi e programmando un futuro allegro insieme alle nostre famiglie che ora purtroppo non potrà mai più realizzarsi.

I suoi viaggi per le cure a Brescia erano ormai costanti e spesso ci sentivamo per dialogare di tutto, soprattutto per allontanare il pensiero di quella crudele malattia che anche nella mia famiglia ha colpito senza pietà. Di lui ricordo tanti momenti bellissimi come alla vigilia del Natale del 2013 quando andai a casa sua per portare un presente a lui ed alla sua bellissima famiglia dove ci abbracciammo come fratelli e quell’abbraccio silenzioso, deciso e pieno di affetto era un chiaro messaggio in codice a tutti e due, come quando entravamo in campo e ci guardavamo determinati a “vivere o morire” e lui, prima di morire davvero, ha vissuto da campione, con le debolezze ed i pregi di ogni uomo, essendo l’uomo un essere imperfetto. Vide nascere anche le mie gemelle il caro Romano e venne a trovarci con Anna ed i suoi (all’epoca) bambini, portandoci tanta allegria e saggezza. Saggezza che, nonostante la sua malattia fosse ormai al culmine, si trasformò in una profonda cristianità che mi trasmise in un momento per me molto delicato lo scorso autunno; mi disse “pregherò per te!” e mi sciolsi in lacrime per la sua grandezza, ben sapendo che era lui che per primo aveva bisogno di preghiere, affinché il viaggio verso lassù avvenisse il più tardi possibile.

Da allora non c’è stata notte che non abbia rivolto anch’io un pensiero al Signore per una persona eccezionale: Romano Rodella, uomo da 110 e lode non solo all’Università come ha fatto lui, ma anche nella vita e nello sport dove vinse molto e dove forse ha dato di più ancora sia come Presidente sia come allenatore. Quanti atleti devono ringraziare Romano per il suo impegno ed i suoi sacrifici? Penso molte! Un uomo che meritava rispetto perché lo ha sempre dato a tutti, anche quelli meno stimati, una persona che il giorno che andai via da Asola nel 2000 si commosse perché gli regalai una targa-ricordo dedicata all’amico ed al campione che per me è e rimarrà sempre un esempio di correttezza, forza, intelligenza e gentilezza, inarrivabile per molti, inimitabile per tutti.

Ho vissuto con grande dolore i suoi ultimi attimi di vita, stando attaccato al telefono da 1000 Km di distanza con la cara moglie Anna, avevo le lacrime agli occhi nel sapere che sul suo comodino c’erano le foto di me e lui insieme nei momenti sportivi più belli ed ero addolorato per non aver potuto presenziare al suo funerale, ma in suo onore, il giorno seguente ad una cena da altri amici comuni, come il padrone di casa Gianfranco Dell’Omo, ho proposto un minuto di raccoglimento ed un brindisi in onore di un campione, un campione che non c’è più, ma che ha lasciato un ricordo di sé indelebile anche attraverso i suoi meravigliosi figli Matteo e Luca, giovani dalle belle speranze che portano in sé la forza di un padre mai domo, ma dal sorriso sincero e dalla battuta facile.
A metà Giugno scorso lo sentii al telefono promettendogli che presto sarei andato a trovarlo, ma impegni di ogni tipo me lo hanno impedito ed è questo che mi provoca ancora rabbia e dolore, perché avevo capito dal suo tono di voce che il tempo si stava accorciando, ma non cosi velocemente da non poterlo riabbracciare mai più ed il giorno di Ferragosto ha deciso che sarebbe stato un buon momento per accomodarsi silenziosamente, guardare dall’alto col suo sorriso tutti e salutarci per il suo lungo viaggio verso un mondo migliore.
Romano quindi ora non c’è più, ma per chi lo ha avuto come amico vive sempre nel proprio cuore e per chi come me ne ha potuto apprezzare le qualità non posso far altro che ricordare col sorriso e grande orgoglio di essere stato un amico fedele sempre ed esserne stato ricambiato pienamente!

In una vita piena di incertezza, falsità e cattiveria lui era una sicurezza in termini di affidabilità, correttezza e signorilità, quindi grazie di tutto amico mio, un giorno torneremo a giocare e a parlare insieme e per chi è credente questa non è un’utopia, ma fede!

Ciao “Rudilù”!