INTERVISTA A DONATELLA ABRAMI SEMENZA D: Da quanti anni arbitra? R: Saranno quindici anni sicuri. Una volta giocavo. D: E adesso non gioca più? R: In teoria non si potrebbe, ma faccio parte della San Donatese nella formazione di serie B, anche se ho lasciato il posto ad altre giocatrici.
 D: Meglio giocare o arbitrare? R: Mi piace di più giocare, però arbitrare non mi dispiace.
D: Un bel ricordo da giocatrice? R: Quando le mie figlie erano piccole abbiamo giocato insieme in serie A e siamo riuscite a salvarci. D: Il tennistavolo, una passione di famiglia dunque? R: Sì, giocavamo tutti: mio marito, io e le mie due figlie, adesso una ha smesso e l'altra, Cristina è la numero 7 d'Italia. D: Impressioni sul torneo di oggi? R: E' venuto bene, però ricordo che anni fa c'era più partecipazione, va detto che oggi ci sono altri tornei concomitanti e inoltre mancano i più forti che sono già qualificati.  D: E' complicato gestire un torneo come quello di oggi? R: Diciamo che è impegnativo perché bisogna fare i tabelloni e seguire le gare. D: Un parere sulla figura degli arbitri ai tornei. R: Una volta la disponibilità finanziaria era maggiore e c'erano più arbitri, diversamente da adesso. Personalmente riterrei più giusto, ad esempio, che ci fossero ai campionati italiani, com'era anni fa. D: Un parere personale sulla classe arbitrale? R: Non c'è un ricambio. L'età media degli arbitri supera i cinquant'anni e inoltre siamo tutti ex-giocatori. Si sta cercando di promuovere questo ruolo, anche se è difficile trovare chi intraprenda questa strada poiché i compensi sono simbolici e i giocatori in genere preferiscono giocare.  D: Altri sport che le piacciono oltre al tennistavolo? R: Un po' tutti gli sport, ma un po' meno il calcio. D: Tifa per qualche squadra di tennistavolo o ha un giocatore preferito? R: Certo tifo per mia figlia Cristina che gioca nell'Asola in serie A2. A.R. |