Intervista alla famiglia MUTTI
Dietro ai successi di un atleta giocano un ruolo fondamentale la famiglia e l'ambiente in cui cresce.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere la famiglia di una delle giovani speranze del tennistavolo italiano: Leonardo Mutti. Sugli spalti a tifare per lui c'erano i nonni Dario e Giuliana, i genitori Dario e Mara e il fratellino minore Matteo.
Iniziamo facendo due chiacchiere col nonno.
D: Siete tutti qui a sostenere Leonardo, so che seguite i ragazzi con molta passione, che mi dice dei viaggi?
R: Abbiamo una macchina in cui stiamo tutti e sei. Quando giocano andiamo sempre a vederli, così facciamo un giro… un giro per modo di dire, non andiamo molto a spasso per la città. Stiamo in palestra a guardare i nostri nipoti.

D: Lo Sterilgarda Castel Goffredo è una delle squadre più prestigiose d'Italia, Leonardo è consapevole di avere una grande società alle spalle?
R: Sì, certamente e infatti sta facendo grossi sforzi per questo sport, considerando poi che a scuola non lo aiutano più di tanto.
La società ha una lunga esperienza e devo dire che sono tutti impeccabili, merito anche di Sciannimanico che portato gli sponsor e ha ingaggiato allenatori capaci.
D: Secondo lei, a lui pesa sentire dire che è un campione e che su di lui vengono riposte grandi speranze?
R: Per me, no. Lui è un ragazzino serio, non si monta la testa. Una volta finita una gara pensa già a quella successiva.

D: Leonardo e Matteo hanno il tavolo a casa?
R: Sì, hanno il tavolo in garage e giocano insieme.
D: Ma in casa bevete acqua, bibite o prodotti Sterilgarda?
(ridendo) R: Lo sponsor ogni tanto ci regala dei pacchi di roba...
D: E del tennistavolo cosa pensa?
R: Devo ammettere che ho conosciuto questo sport grazie a Leonardo. Ho un passato da calciatore, allenatore e dirigente nella Castellana e conoscevo il ping-pong solo come un passatempo da bar.
Andiamo dai genitori e scopriamo che lo sport è una tradizione di famiglia: non solo il nonno materno giocava a calcio, ma anche il fratello del padre giocava a pallavolo in serie A1.
D: Cosa si prova a sentire dire di vostro figlio "Mutti è il futuro del tennistavolo italiano"?
R: Indubbiamente fa piacere, ne siamo orgogliosi!
Leonardo gioca già da due anni nella categoria Allievi pur essendo tuttora più giovane rispetto ai limiti d'età.
D: Ma secondo voi, la cosa è pesante per lui?
R: Sì, è pesante perché lui è un bambino di 12 anni. Anche se, comunque, è una persona semplice e soprattutto ha un carattere schivo. Qualcuno potrebbe avere l'impressione che sia scontroso, ma non è assolutamente così.

D: Il nonno ci diceva che a scuola non viene aiutato, deve essere davvero dura dividersi tra lo studio, gli allenamenti e le competizioni, come ci riesce?
R: Quando rimane assente è davvero dura: deve fare un lavoro doppio per recuperare tutto, però è bravo. E' vero, fino allo scorso anno i professori non consideravano i suoi impegni sportivi. Quest'anno fortunatamente sono intervenute la società e la federazione e la situazione è migliorata: ora la scuola gli dà il tempo per recuperare, ad esempio programmano le interrogazioni tenendo conto delle sue assenze.
D: Sempre occupato con il tennistavolo, una vita diversa da quella dei suoi coetanei. Trova il tempo per le amicizie?
R: Purtroppo i suoi compagni di classe non riescono a comprendere la situazione e hanno visto una sorta di favoritismo in questo trattamento diverso a scuola. C'è anche un po' di invidia da parte di alcuni che non credono i suoi siano impegni reali poiché ritengono che questo sia uno sport inferiore e così, si può dire, lo hanno isolato. Fortunatamente ha un carattere forte e ha molti amici nell'ambiente del tennistavolo, poi va all'estero e ne trova anche là.
D: Se questi suoi compagni andassero a vederlo quando gioca, potrebbero cambiare opinione. E' mai venuto nessuno di loro in palestra?
R: No, mai.

D: Come e quando ha iniziato?
R: Ha iniziato a sei anni e mezzo. La società organizzava un'ora a settimana a scuola, selezionavano i migliori e mandavano l'invito a casa. Sinceramente quando l'hanno chiamato siamo stati un po' titubanti, gli sport che si praticavano in famiglia erano il calcio e la pallavolo.
Per lui invece è stato amore a prima vista: usciva da scuola alle 16 e andava ad allenarsi, solo il tempo di accompagnarlo, mangiare una merendina e rimaneva in palestra fino alle 19, per chiudere l'impianto dovevano praticamente mandarlo via.
D: Quindi l'avete sempre sostenuto?
R: Certo. All'inizio la società non sempre pagava le spese dei tornei, a volte pagavamo noi pur di dargli la possibilità di fare esperienza.
D: Ora quanto si allena?
R: Tre ore, tre ore e mezza al giorno, dal lunedì al venerdì, il sabato gioca in campionato e la domenica partecipa ai tornei. E' talmente impegnato che avevamo deciso di tenerlo a riposo il lunedì, ma vedevamo che soffriva per questo. Adesso si sta preprando per gli europei e si allena tutti i giorni.
D: Avete la casa piena di trofei?
R: Sì, teniamo tutte le coppe in una cameretta. Ora che ha iniziato anche il fratellino, dovremo trovare una collocazione più adatta.

D: Com'è il rapporto tra fratelli? Il piccolino sente il confronto col fratello maggiore?
R: Leonardo e Matteo si vogliono bene e vanno d'accordo, anche se Leo è spesso via da casa per gli impegni agonistici.
Sì, lo sente. Per molte persone lui non è Matteo, ma "il fratello di Leonardo".
D: Un'opinione sul Castel Goffredo?
R: Leonardo ha avuto la fortuna di capitare in una società che è tra le migliori d'Italia e di aver avuto un allenatore che lo ha preso a cuore come un figlio: Catalin Negrila.
Tutta la società ha creduto in lui sin da subito e per questo dobbiamo ringraziare tutti quanti, a partire da Mazzi (che è venuto a mancare recentemente) e Sciannimanico.