Intervista alle Campionesse Italiane cat. Giovanissimi dell'Alto Sebino
Tutte carinissime, indossano divise eleganti e soprattutto sono presenti costantemente sui podi dei tornei giovanili, non si possono non riconoscere a colpo d'occhio: sono le giocatrici del TT Alto Sebino.
Abbiamo incontrato le più piccole: Francesca Trotti, Michela Albertinelli, Asia Richini, Aurora Bertocchi, che in questi primi due giorni hanno fatto man bassa di trofei coronando il risultato con la conquista del titolo a squadre della categoria giovanissimi femminile.

Le trovo, tra una gara e l'altra, nella palestra adibita al riscaldamento impegnate a sfidarsi in un doppio in famiglia. A vederle giocare tra loro si nota una grande passione per il tennistavolo che unita all''impegno e al divertimento sono gli ingredienti fondamentali per una ricetta vincente.
Occhi vispi e visi furbetti incorniciati da cerchielli e forcine colorate che tengono perfettamente in ordine i capelli: nulla è lasciato al caso, dagli aspetti che potrebbero apparire più insignificanti (ma solo ad uno sguardo superficiale) eppure fondamentali ai giorni nostri, ad esempio la qualità dell'abbigliamento sportivo, a quelli più strettamente organizzativi e tecnici, come emergerà nel corso della nostra conversazione.
Così a loro agio davanti ad un tavolo da ping-pong, quanto intimorite (anche se solo inizialmente) di fronte ad un'intervista o ad una fotografia: a vedere la sicurezza con cui affrontano l'avversario e la grinta che sfoderano negli incontri, nessuno direbbe mai che è sufficiente una piccola intervista per rivelare il lato timido del loro carattere o che ci sia qualcuna che sbircia da dietro la propria racchetta per assicurarsi che non sia presente il fotografo lì nei paraggi.

Le più loquaci? Michela e Asia. La più timida? Aurora (parlando di lei con la sua allenatrice scoprirò che la mia era solo un'impressione). Francesa? una che mette subito in chiaro le cose: «Nell'intervista scrivi: Francesca Trotti non parla!». La loro giovane età toglie ogni dubbio su questa frase, non il risultato del cattivo esempio di altri sport dove il silenzio-stampa è quasi una moda, ma un pizzico di timore al pensiero di quali saranno le domande a cui rispondere. Sicuramente un segnale della non abitudine a sbandierare i risultati ottenuti: poche chiacchiere e tanti fatti.
Stiamo sicuri: la conversazione sarà quanto di più spontaneo ci possa essere, senza tante frasi fatte. Le rispondo: «Va bene, allora scriverò che Francesca Trotti si esprime in campo».
Undici anni appena (classe '97) per queste quattro piccole pongiste, che hanno iniziato a praticare il tennistavolo intorno ai 6-7 anni, ma idee già ben chiare su quanto sia necessario impegnarsi per raggiungere dei traguardi. Si allenano tutti giorni (dal lunedì al venerdì e anche il sabato se non hanno la partita di campionato) due ore e mezza o tre.
A volte devono saltare qualche giorno di scuola per tornei o allenamenti, mi spiegano quanto sia difficile destreggiarsi nel doppio impegno sport-scuola: «Capita che dobbiamo recuperare se siamo state assenti e così nello stesso giorno facciamo anche 2-3 compiti in classe» e gli insegnanti, vi aiutano? «Sì, le maestre ci aiutano. Ci danno i compiti e ci dicono di portarli quando torniamo a scuola. L'anno prossimo però andremo alle medie e sappiamo già che sarà più difficile e non sempre i professori potranno venirci incontro». Vi piace di più studiare o giocare a tennistavolo? In coro: «Giocare!!».
Parlatemi dei vostri allenatori Maurizio Gatti e Ionela Copaci: «Diciamo che sanno cosa possiamo fare e dove possiamo arrivare, quindi pretendono che ci arriviamo. Comunque sono simpatici e ci fanno anche divertire». Ora sono più tranquille, l'intervista tanto temuta non era nulla di complicato, come avevo anticipato, dovevano semplicemente parlare della loro passione per questo sport e di come la vivono, così spiegano quanto si ritengano fortunate a far parte di una società bene organizzata e quanto sia emozionante vestirne la maglia. Passa di lì Maurizio Gatti: «Le avete mostrato la maglia?», oggi indossano una bella maglietta bianca con le maniche rosse e un pantaloncino nero, tutte orgogliose si girano per esibire la scritta che sta sulla schiena: Segni particolari Distruttivi .

Comprendono perfettamente quali aspetti contribuiscano ai successi della loro squadra e gli sforzi dei dirigenti per creare un ambiente ideale: «Il comune ci ha dato una piccola palestra , dove stanno sette tavoli fissi e noi possiamo allenarci»; l'importanza della collaborazione con l'amministrazione comunale: «Da quest'anno, abbiamo anche altri due allenatori cinesi». Due sparring? «Sì –e subito aggiungono- e il comune ha messo a disposizione un appartamento, così possono vivere in paese»; l'aspetto della comunicazione : «Spesso siamo ospiti in trasmissione a Tele Boario, poi c'è Radio Valle che dà le news e dice proprio i nostri nomi! Ad esempio quando partiamo per andare all'estero…» esclamano con soddisfazione e non dimenticano nemmeno di dire: «Abbiamo anche il sito web!». Questa presenza mediatica ha contribuito a creare una certa mentalità in paese, per cui il tennistavolo gode di buona considerazione: «Quando la gente ci incontra in paese ci chiede "Cosa avete fatto?" dopo un torneo oppure quando torniamo dall' estero ».
I genitori sono ovviamente orgogliosissimi di tutto ciò, senza però dimenticare l'importanza della scuola: «Se prendo un brutto voto, la mamma mi fa saltare cinque allenamenti!» esclama Asia. A dispetto dell'età, per la consapevolezza che hanno fin qui dimostrato di avere, azzardo una domanda più complicata sul futuro e sul fatto, ad esempio, di lasciare gli studi per dedicarsi completamente al tennistavolo e riuscire a vivere di questo sport, risponde Michela: «Bisogna crederci. Diciamo che se è una cosa che ti piace davvero, valutando si potrebbe anche fare. So, però, che la mia famiglia sarebbe contraria, perché mi dicono sempre che col Tennistavolo hai in mano poco o nulla, invece con un diploma puoi anche lavorare e mantenerti». A Francesca chiedo se le dia fastidio il confronto con la sorella: «Assolutamente no –risponde sicura- perché so che se continuo ad allenarmi in futuro potrei diventare forte come lei».

Un' ultima curiosità, sulla gran quantità di coppe che vincono, talmente tante che non sanno più che farsene: chi le regala ai parenti, chi le mette tutte in solaio e chi riceve precise indicazioni: «Mia mamma mi dice di smettere di portarle a casa, sono sempre cose in più da spolverare».
Curioso pensare che tanti tra i ragazzini che si trovano a Terni in questi giorni sarebbero felici di avere simili problemi!
A.R.
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